2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odissey) è un romanzo di fantascienza del 1968 dello scrittore britannico Arthur C. Clarke. Il romanzo nacque contemporaneamente al celebre film omonimo del regista Stanley Kubrick.

Kubrick aveva contattato Clarke nell’aprile del 1964, esponendo l’idea di un film di fantascienza sul rapporto fra l’uomo e l’universo. La storia si sviluppò contemporaneamente come romanzo e come sceneggiatura, ad opera sia di Clarke che di Kubrick. I due autori si sentirono ogni giorno per portare avanti il progetto. Le riprese terminarono nel 1968, e nello stesso anno vi fu l’uscita del film nelle sale, accompagnata dalla pubblicazione del romanzo; entrambe le opere ebbero un enorme successo e vengono oggi considerate dei classici nei rispettivi generi.

Clarke ha dato un seguito alle vicende con una serie di altri tre romanzi, pubblicati tra il 1982 e il 1997.

Capitolo primo

Notte primevale

Africa, Pleistocene. Un branco di ominidi della savana vive di stenti, cibandosi di radici e bacche, trovando rifugio in alcune caverne che dominano una valletta arida, attraversata da un piccolo corso d’acqua. Sovente questi ominidi devono lottare con un gruppo di loro simili rivali, gli Altri.

Una notte, il capo Guarda-la-Luna viene svegliato da un singolare rumore simile al cozzare del metallo sulla pietra. Al mattino il branco scorge la Nuova Roccia, un monolito completamente trasparente, alto tre volte loro, tanto sottile da poter essere abbracciato. La sera, mentre tornano alle loro caverne, la Nuova Roccia inizia a emettere un suono, una pulsazione prima impercettibile, poi sempre più forte, per poi splendere e formare sulla sua superficie fasci e ruote di luce che iniziano a formare disegni geometrici sempre più complessi. Alle menti delle scimmie, come ipnotizzate dallo spettacolo, vengono dati ordini, dal cercare di realizzare un nodo con un filo d’erba al colpire un bersaglio con un sasso.

Il monolito continua a dare le sue “lezioni” fino al giorno in cui Guarda-la-Luna prende un sasso di una quindicina di centimetri, pesante e appuntito, e con quello uccide un giovane facocero che sta pascolando per cibarsene.

È passato un anno. Grazie agli insegnamenti del monolito, Guarda-la-Luna e il suo branco sono molto cambiati. Sono ben nutriti, grazie alla caccia e agli utensili dedicati, e possono difendersi dalle belve avvalendosi di una strategia collaborativa.

La mattina dopo l’uccisione, però, la Nuova Roccia è scomparsa, ma i protagonisti si preoccupano degli Altri. Guarda-la-Luna mostra loro la testa impalata di un leopardo ucciso. Gli Altri fuggono tutti tranne il loro capo Un-Orecchio, che viene ucciso. Guarda-la-Luna, esultando, si chiede cos’altro potrà fare.

Ma avrebbe pensato a qualcosa.

Capitolo secondo

TMA-1

Il dottor Heywood Floyd, dopo un colloquio notturno col presidente degli Stati Uniti, parte da Cape Canaveral per un volo verso la Luna, mantenendo il massimo riserbo con la stampa circa l’interruzione improvvisa dei contatti con la base lunare su Clavius e delle voci su una presunta epidemia, riserbo che mantiene sulla navetta e facendo scalo sulla Base Spaziale Uno, nonostante le pressanti domande del suo amico e collega russo, il quale citerebbe una misteriosa sigla TMA-1.

Giunto a destinazione, venticinque ore dopo, egli presenzia a una conferenza tenuta dal dottor Michaels, capo scientifico della base, che dà delle delucidazioni e smentisce l’ipotesi dell’epidemia, una pura copertura a quello che è avvenuto realmente: durante la notte lunare, eseguendo un rilevamento magnetico satellitare della regione intorno alla base, si è scoperta un’anomalia magnetica nel sottosuolo del cratere Tycho, ribattezzata TMA-1 (Tycho Magnetic Anomaly-1). A seguito di ciò è stato effettuato uno scavo, che ha rivelato un monolito verticale, nerissimo, alto circa tre metri e largo uno e mezzo, poggiato su un basamento della medesima sostanza. Le analisi geologiche ne attesterebbero l’antichità di circa tre milioni di anni, risultando la prova inoppugnabile della sua origine extraterrestre.

È quasi il momento dell’alba lunare. Con un laboratorio mobile, il dottor Floyd e i suoi colleghi di Clavius giungono presso lo scavo nel cratere Tycho; durante il sopralluogo, i primi primi raggi solari illuminano il Monolito. All’improvviso, attraverso gli altoparlanti delle tute, si odono dei fortissimi stridii elettronici: il monolito, colpito per la prima volta dalla luce del Sole dopo essere rimasto sepolto per tre milioni di anni, si è misteriosamente attivato.

Sonde sparse nel sistema solare registrano una qualche forma di energia scaturita dalla Luna, indirizzata verso gli spazi esterni.

Capitolo terzo

Tra i pianeti

L’astronave Discovery è diretta verso il sistema di Saturno, per un viaggio di sola andata di undici mesi, missione originariamente concepita per l’esplorazione di Giove e poi improvvisamente mutata per la nuova destinazione. Al termine dell’esplorazione, l’equipaggio entrerà in stato di ibernazione, in attesa per i cinque anni successivi dell’arrivo della Discovery II, la cui costruzione non è ancora stata completata, per riportarli sulla Terra.

A bordo vi sono il comandante David Bowman, il primo ufficiale Frank Poole e altri tre membri in stato d’ibernazione, che costituiscono il personale scientifico che verrà ridestato una volta giunti a destinazione.

Il sesto membro dell’equipaggio è un supercomputer dotato di un’intelligenza artificiale di nome HAL 9000, in grado di collaborare e comunicare verbalmente con i suoi colleghi umani.

Dopo cinque mesi di navigazione, l’avvicinamento e studio dell’asteroide 7794 (non ancora scoperto alla data di pubblicazione del romanzo), la Discovery giunge in orbita attorno Giove, per ricevere l’impulso per effetto fionda che la immette nella traiettoria per Saturno, dove l’arrivo arrivo è previsto di lì ad altri cinque mesi.

Capitolo quarto

Abisso

Durante i festeggiamenti per il compleanno di Poole, HAL comunica di aver rilevato un’imminente avaria dell’elemento AE-35, un piccolo componente esterno del sistema di puntamento dell’antenna di comunicazione verso la Terra. Una volta sostituito l’elemento, con un’escursione extra-veicolare di Poole, alcune prove, effettuate sia a bordo della nave che sulla Terra, smentiscono tuttavia il guasto rilevato dall’elaboratore.

Due giorni dopo HAL comunica una nuova avaria nell’elemento AE-35 appena inserito, mentre dalla Terra si rileva un’incongruenza con le analisi dei due elaboratori gemelli; ipotizzando un conflitto di programmazione in HAL, i due astronauti decidono di optare per la possibile esclusione temporanea del computer. Le comunicazioni con la Terra sono interrotte. Poole compie nuovamente un’escursione nel vuoto ma viene investito dalla capsula sopraggiunta misteriosamente a tutta velocità, restando ucciso e trascinato via.

Bowman, sconvolto dell’incidente, decide di risvegliare i membri ibernati, ma nel frattempo si aprono i portelli della rimessa delle capsule, togliendo la pressione nell’astronave. Salvatosi in un rifugio d’emergenza e indossata una tuta spaziale, Bowman disinserisce il computer.

Ripreso il controllo dell’astronave, ormai solo – anche gli astronauti ibernati, durante l’emergenza, sono stati uccisi da HAL – Bowman riceve un messaggio di Heywood Floyd che gli spiega lo scopo reale della missione: la scoperta del TMA-1 sulla Luna e il suo fascio d’onde radio indirizzato verso Giapeto, una delle lune di Saturno.

Capitolo quinto

Le lune di Saturno

Durante i rimanenti tre mesi di navigazione verso Saturno, Bowman rende nuovamente operativa l’astronave, riflette sull’origine del TMA-1 ed il misterioso rapporto dimensionale 1x4x9 dei suoi lati, il quadrato dei primi numeri naturali. Egli si interroga sul malfunzionamento di HAL, concludendo che sia impazzito in quanto ha dovuto mentire Bowman e Pool, sul vero scopo della missione e per colpa della vergogna che provava pensando a quando l’avrebbero scoperto[senza fonte], e ciò lo portò a cercare prima d’interrompere il collegamento con la Terra e poi, non riuscendoci, a comportarsi come un criminale che, preso dal panico, per coprire il delitto iniziale, finisce per commetterne altri a catena.

Giunta nel sistema di Saturno ed approcciandosi con la luna di Giapeto, caratterizzata da un grande ovale completamente bianco che ricopre parte di un suo emisfero, Bowman scorge attraverso un telescopio, una zona nera al centro. Ad un centinaio di chilometri di distanza, essa si rivela essere un enorme monolito nero che si erge dalla superficie per circa seicento metri: il Fratello Maggiore del TMA-1.

Bowman tenta un atterraggio con una capsula. Quando è a poche decine di metri, l’enorme monolito sembra indietreggiare come in un’illusione ottica, per poi sprofondare in un pozzo senza fondo. Sulla Terra giungono le ultime parole di Bowman: “La cosa è vuota, va avanti per sempre… Oh mio Dio, è pieno di stelle!”

Capitolo sesto

Attraverso lo Stargate

Bowman ha la sensazione di precipitare in un pozzo rettangolare a una velocità sempre maggiore. L’universo stellato gli scorre accanto. L’orologio all’interno della capsula rallenta fino a fermarsi. Poi il rettangolo nero davanti a lui diventa sempre più luminoso ed esce di nuovo alla luce, trovandosi a volare sopra un pianeta punteggiato di fori neri come quello da cui è uscito. Vede i resti di un’astronave, ne incrocia un’altra che entra in uno dei fori. Capisce che si tratta di una specie di stazione di scambio cosmica dalla quale, infatti, anche la sua capsula riparte subito per immettersi in un altro foro nero per un altro viaggio nell’oscurità, per sbucare, alla fine, in un sistema doppio, formato da un gigantesco sole rosso e da una luminosissima nana bianca che gli ruota velocissima intorno, e ai quali la sua capsula continua ad avvicinarsi fin quasi a entrare dentro al gigantesco sole rosso, che sembra, quindi, la meta finale del suo viaggio.

La luce si attenua fino a quando il buio diventa totale. Bowman sente la capsula poggiarsi su una superficie dura. Quando la luce ritorna, l’astronauta scopre che si trova nel soggiorno di un appartamento d’albergo e pensa d’essere impazzito. Ci sono un divano, delle sedie, una libreria con qualche libro, un elenco del telefono, un telefono, a una parete c’è appeso il quadro “Il ponte di Arles” di van Gogh. Bowman esce dalla capsula, senza togliersi tuta e casco, e scopre che i libri sono finti, le pagine dell’elenco del telefono sono tutte bianche e il telefono è muto, quindi il tutto sembrerebbe una messinscena per tranquillizzarlo. Controlla il resto dell’appartamento, notando che è composto da camera da letto, bagno e cucina. Si toglie il casco e scopre che l’aria è respirabile, allora si toglie anche la tuta, poi va in cucina e mangia qualcosa di blu che sa di biscotto alle mandorle, fa una doccia e dà un’occhiata ai programmi televisivi. Infine, esausto, si addormenta per l’ultima volta.

Spariscono subito i mobili, restano solo il letto e i muri, a proteggerlo dal fuoco esterno. Durante il sonno, il tempo di Bowman inizia a scorrere all’indietro fino a farlo svegliare nelle vesti di un neonato urlante, che si calma vedendo davanti a sé un monolite di cristallo che, come tre milioni di anni prima, inizia a pulsare formando complessi disegni geometrici ma che, con molta più rapidità e sicurezza, questa volta trasforma il bambino in uno Star-Child, un essere superiore, per il momento, dotato ancora di un corpo umano, ma con poteri straordinari e in grado di volare tra le stelle. Il nuovo Star-Child torna in un attimo sulla Terra, lontana ventimila anni-luce, e qui distrugge in volo dei missili nucleari che sono stati appena lanciati. Poi si ferma a riflettere sui suoi nuovi poteri chiedendosi cos’altro potrà fare.

Ma avrebbe pensato a qualcosa.