Nel secondo libro della Trilogia Anthropos-DNA, Nemesi, la rete di avventure di Luis, Myriam, Valentina e compagni si infittisce, e la storia si arricchisce di nuovi personaggi, situazioni e scenari. Il racconto riprende il suo ritmo dalle mura – ormai familiari – dell’abitazione di Luis e Myriam, dove Valentina e Luis avevano avvistato una strana luce mentre erano intenti a sorvolare l’area. Entrati dalla finestra della camera, assistono al risveglio di Myriam, che dormiva profondamente quasi in preda ad uno stato di trance.

La donna, con loro grande sorpresa, racconta di aver viaggiato attraverso un’altra galassia, dove avrebbe incontrato una civiltà aliena assai evoluta.

Stando al suo resoconto, gli alieni la avrebbero “selezionata” per infonderle una nuova potenzialità, quella di saper discernere il bene dal male, e le avrebbero lasciato un preciso messaggio da riferire al resto del gruppo: hanno modificato il retrovirus introducendo delle migliorie nel DNA di Myriam per permettere a Cathy di rimodularlo e diffonderlo. A sigillo di ciò, gli alieni hanno installato sul polso della donna un singolare tatuaggio olografico contenente la rappresentazione virtuale di quel sistema solare. Proprio quel tatuaggio, prova che il contatto tra le due civiltà si è “realmente” verificato.

Il gruppo, ispirato dal resoconto minuzioso della donna, è deciso a localizzare il portale e a capire come poter viaggiare “fisicamente” attraverso di esso. Grazie alle nuove potenzialità acquisite, riescono ad attivare il passaggio tramite l’energia quantica e a raggiungere Marte e – colpo di scena! – assistono alla rocambolesca apparizione del guardiano del loro quadrante galattico, Albert, che per giunta assume le fattezze di una riuscita caricatura di Albert Einstein. Albert spiega che possono utilizzare il wormholeper viaggiare velocemente tra la luna terrestre e quella di Marte, Deimos.

Myriam, Luis e gli altri, sono interrotti dall’arrivo di una tempestiva richiesta di SOS: è di Jasmine, la collega di Simone. Lui e la scienziata androide erano usciti per una spedizione alla ricerca di esemplari di esseri organici simili a licheni, quando si sono imbattuti in un violento uragano. Notizia che ovviamente fa agitare non poco Myriam.

Tuttavia, grazie al ping lanciato da Jasmine, riescono a identificare la posizione di Simone: è sopravvissuto e si è rifugiato all’interno di una oasi sotterranea.

Seguendo le tracce di Simone, il gruppo scopre che nelle profondità di Marte esiste un complesso ecosistema in cui sono sopravvissuti molti animali e tra questi degli esseri senzienti sviluppatisi dalle piante che scoprono essere gli antichi marziani sopravvissuti alla distruzione dei demoni (alieni che si sono rifugiati anche sulla Terra). L’oasi è mantenuta in vita da una gigantesca macchina organica chiamata dai nativi Grande Albero che conserva la loro conoscenza e fa in modo che l’oasi sopravviva da quattro miliardi di anni, svolgendo tra gli altri, il ruolo di Sole. Inoltre, i nostri conoscono la regina di questo popolo, Hengraa: è lei ad aver curato Simone, che era entrato in contatto con dei batteri marziani e rischiava di morire.

Una volta recuperati anche i resti di Jasmine, la navetta rientra sulla Terra.

I nuovi risvolti impongono una riunione per decidere cosa rivelare al resto del mondo. Perciò, si opta per la convocazione del “consiglio degli evoluti”, ossia di tutti i membri mutati. Tuttavia, Marco – il padre di Valentina – non risponde all’appello.

Il gruppo intraprende la ricerca di Marco, che – a detta del colonnello – si è infiltrato sotto copertura nella cittadina di Esmerald, a sud di un vecchio borgo medievale abbandonato in Romania. Seguendo le sue tracce, verrà alla luce un intero mondo alieno nascosto sotto un vulcano, di cui Ipos è soltanto la punta di un iceberg. Qui, suo figlio, Calin si scontrerà con Luis per la salvezza di Eleanor – rapita dagli alieni al seguito di Calin – e del resto della loro specie.

In Anthropos DNA, Apocalisse, ambientazioni e toni cambiano repentinamente. Si torna sulla Terra e precisamente in Toscana, dove tutto ebbe inizio.

Qui, il lettore viene catapultato in una narrazione serrata e vivace: viene introdotto un nuovo personaggio e protagonista, Mattia, che sembra il perfetto ritratto di un liceale dei nostri tempi.

Il ragazzo chiama a voce rotta la sorella, Michela, implorandole di svegliarsi. Devono lasciare la casa, immediatamente: la sera precedente è calata dal cielo una nube tossica che ha fatto letteralmente “impazzire” gli stessi genitori di Mattia e Michela, il vicinato, e in definitiva l’intera cittadinanza. E, cosa ancora più strana, i due fratelli sono gli unici ad essere incolumi.

Mattia, mostrando un gran sangue freddo, prende il controllo della situazione e, a malincuore, lascia l’abitazione e i genitori al loro destino: lui e Michela si avviano alla volta di Luis City con una “vecchia” moto a benzina, di quelle che non si useranno quasi più nel 2043. La loro speranza è che, almeno nella città degli androidi, ci sia ancora qualche “superstite”.

Nel frattempo, continua la vicenda di Valentina e compagni all’interno della nave rinvenuta su Marte. In assenza di Luis ed Alexander, scomparsi prima della fuga dalla Terra, è Jeffrey a tenere il polso della situazione.

La nave e i suoi abitanti, in seguito all’attacco di una misteriosa astronave aliena apparsa dal nulla, sono in preda al caos e stanno precipitando su un pianeta sconosciuto. Quando ormai sembra tutto perduto, appaiono delle macchine aliene di forma sferica, che riconoscono nel tatuaggio di Myriam un segnale dei Guardiani e traggono in salvo i superstiti.

Tuttavia, quella che sembrava un’ancora di salvezza si rivelerà presto una prigione dorata.

In una linea temporale parallela, Giulia, Xènis, Ipos, Valentina e gli altri si trovano su Aleia, dove si sono perfettamente ambientati.

Almeno fino a quando scoprono di non essere soli come pensavano…