Incontro con Rama (titolo originale Rendezvous with Rama) è un romanzo di fantascienza scritto da Arthur C. Clarke, pubblicato nel 1972.

L’opera è considerata uno tra i migliori esempi di fantascienza hard grazie alla cura maniacale prestata dall’autore nel descrivere, con elevata plausibilità scientifica, gli ambienti in cui si svolgono le vicende dei personaggi, i quali nello stile tipico di Clarke sono poco caratterizzati e finiscono ben presto per essere solo un espediente grazie al quale portare avanti la narrazione. Incontro con Rama è stato tradotto in più di trenta lingue e ha ottenuto i maggiori riconoscimenti della letteratura fantascientifica quali i premi Nebula, Hugo, Jupiter e Campbell Memorial.

In Italia il romanzo esce il 23 dicembre 1973 nella collana fantascientifica Urania (n. 634). Nel gennaio 1982 viene ristampato nella collana Classici Urania (n. 58), e di nuovo nel 1999 nella stessa collana (n. 262).

Ricostruzione 3D dell’interno di Rama

TRAMA

In seguito alla caduta avvenuta l’11 settembre 2077 di un grosso meteorite sulla Pianura Padana, che causa un numero ingente di vittime e devastazioni, viene approvato il progetto Guardia Spaziale che ha il compito di catalogare e studiare l’orbita di ogni asteroide presente nel sistema solare affinché simili incidenti non possano più ripetersi. Nel 2130 i radar installati su Marte appartenenti alla Guardia Spaziale avvistano un grande oggetto, che viene inizialmente classificato come un asteroide; successivamente, col progressivo avvicinarsi dell’oggetto al Sole, si fa sempre più concreta la possibilità che possa trattarsi di una struttura artificiale di una cultura aliena.

La notizia suscita notevole scalpore e i governi della Terra decidono in tutta fretta di organizzare una missione col compito di raggiungere e studiare l’oggetto a cui, in onore alla religione induista, viene assegnato il nome Rāma, dato che non sono più disponibili divinità del pantheon classico.

Considerata però la velocità con cui Rama si sta avvicinando al Sole risulta evidente che solo un’astronave, l’Endeavour, che casualmente opera già nei dintorni, potrà raggiungerlo ed effettuare un rendezvous in tempo utile (Rendezvous with Rama è il titolo originale). L’astronave è guidata da un piccolo gruppo di astronauti molto disciplinati e affidabili condotti dal comandante Norton. Dopo un lungo inseguimento riescono finalmente a raggiungere Rama, che si rivela essere un enorme cilindro in rapida rotazione con l’interno completamente cavo.

Effettuato l’atterraggio in prossimità dell’asse e dopo aver aspettato inutilmente per 24 ore un qualunque segno di vita da parte di eventuali abitanti, il comandante Norton decide di dare il via all’esplorazione che, considerate le grandi dimensioni e la particolare conformazione di Rama, si presenta subito un’impresa difficile. A peggiorare la situazione vi è anche il fattore tempo: Rama dovrà essere abbandonato a sé stesso entro pochi giorni perché l’orbita su cui è immesso passerà troppo vicina al Sole. Man mano che l’atmosfera all’interno si scalda emergono strane creature indaffarate e indifferenti alla presenza degli umani.

Alla fine, visto che la traiettoria di Rama lo farà finire proprio dentro il sole (si ipotizza per ricaricarsi di energia in previsione di un altro viaggio) l’equipaggio è costretto ad abbandonare Rama con più domande insolute che risposte: chi ha costruito Rama? Per quale motivo? Da dove proviene? Dove sta andando?

Domande che resteranno senza risposta: gli astronauti devono allontanarsi per sempre da Rama e tornano indietro. Il romanzo ha un finale che richiama quello del L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson. Uno dei responsabili della spedizione si sveglia improvvisamente nella notte con un pensiero fisso: “i Ramani fanno tutto tre volte”.

Un finale che sembrava fatto apposta per anticipare dei sequel (che puntualmente arriveranno), ma lo scrittore A. C. Clarke è sempre stato infastidito da tali riflessioni: «all’epoca mi sembrava -disse- solo un buon modo per terminare il libro»